In Memoriam: Isao Takahata (1935-2018)


Quando parliamo di animazione giapponese di qualità o comunque non legata alla forma più tradizionale di “anime”, pensiamo subito allo Studio Ghibli e al suo Signore Oscuro, Hayao Miyazaki. Chi si ricorda però degli altri artisti che hanno contribuito a rendere questo studio di animazione così amato e celebrato in tutto il mondo?

Uno dei più importanti è stato sicuramente l’eterno amico/nemico di Hayao: Isao Takahata. Meno noto al grande pubblico ma amatissimo dai cultori del genere e dagli ammiratori delle opere Ghibli, Takahata era l’esatto opposto di Miyazaki: se entrambi davano grande importanza alla bellezza dei disegni animati, Isao narrava storie più originali e spesso più crude rispetto al suo collega. Dove la fantasia per Miyazaki era la massima espressione della sua poetica, Takahata la sfruttava talvolta per osare di più con temi più adulti e, per l’epoca, insoliti in un film animato.

Takahata era noto anche per il suo metodo di lavoro molto meticoloso e spesso stressante per i suoi collaboratori. Impegno e passione che non sempre sono stati premiati dal favore del pubblico ma che non ha mai bloccato Takahata dallo sperimentare nuove direzioni e storie sempre diverse.

Per questo motivo, ecco qui i suoi cinque film che ho apprezzato di più e che mi hanno ricordato quanto può essere stimolante il cinema d’animazione nipponico.

  1. Una Tomba per le Lucciole (1988)

Takahata iniziò sin da subito una collaborazione duratura e talvolta difficile con il futuro maestro Hayao Miyazaki. I risultati sono film come “La Grande Avventura del piccolo principe Valiant”, “Panda! Go, panda!”, la serie animata “Heidi” e il documentario “Yanagawa horiwari monogatari”.

Il suo primo vero film, girato in quasi totale autonomia (comunque senza l’apporto di Miyazaki), è lo spiazzante e tragico “Una Tomba per le Lucciole”, uno dei film animati giapponesi più celebrati di tutti i tempi. I motivi non sono poi così difficili da individuare.

Dimenticate per un attimo le fantasie di Miyazaki e le sue storie indirizzate al lieto fine o alla speranza. “Una Tomba per le Lucciole” non è una fiaba o il racconto di una landa incantata ma è invece il crudo resoconto delle peripezie di due giovani nel Giappone del 1945, dilaniato ancora dalla Guerra. E credetemi: non c’è niente d’idilliaco in quello che viene raccontato.

Il giovane Seita e la sorellina Setsuko non sono degli eroici ragazzini alla ricerca di una terra promessa per trovare la felicità ma piuttosto sono le vittime innocenti di un conflitto prossimo alla conclusione ma ancora portatore di morte. Seita e Setsuko sono “semplicemente” due sopravvissuti che cercano di rimanere uniti di fronte alle avversità. La storia però insegna che nessuno è al sicuro in tempo di guerra.

Un film d’animazione di questo genere non si vede tutti i giorni e non si vedrà spesso. Oltre a dimostrare che il cinema a cartoni animati non è semplice intrattenimento scacciapensieri, “Una Tomba per le Lucciole” è uno dei rari esempi di lungometraggi animati di stampo neorealista. Takahata non risparmia nulla allo spettatore e vi assicuro che per questo motivo il vostro cuore sarà a brandelli alla fine della visione.

Takahata però non è un sadico e il suo intento è molto più profondo perché “Una Tomba per le Lucciole” è in fondo una denuncia per nulla velata sulla guerra e su tutti quelli che hanno sofferto nel Giappone dilaniato da tale conflitto (periodo storico, per altro, evocato da altri film dello Studio come per esempio “Si Alza il Vento” di Miyazaki).

Un film potente e un cartone animato adulto poco propenso alle soluzioni più accomodanti. Un pugno nello stomaco che si riceva malvolentieri ma che, a volte, è necessario.

  1. Pioggia di Ricordi (1991)

Passiamo a un film meno drammatico ma forse ancora più incisivo di “Una Tomba per le Lucciole”. Il motivo per cui “Omohide poro poro” è uno dei titoli più importanti dello Studio Ghibli si trova nel suo genere. Dimenticatevi le fantasiose e imponenti avventure di Miyazaki o le scatenate vicende di tanti anime dell’epoca. “Pioggia di Ricordi” racconta la realtà e lo fa attraverso la storia di una donna di ventisette anni, combattuta tra i suoi “doveri” e le sue aspirazioni. Una vicenda umana e vicina a molte persone (soprattutto donne, identificate finalmente da un personaggio ben lontano dalla classica principessa disneyana) e che viviamo attraverso gli occhi di Taeko, donna single e schiacciata dalla vita di Tokyo che ripercorre i momenti fondamentali della sua infanzia.

“Pioggia di Ricordi” è il racconto più genuino di Takahata e quello che raccoglie alcune delle sue tematiche più ricorrenti: l’importanza dei valori della vita più tradizionali, l’amore verso la comunità agricola e la natura, la volontà di esplorare l’animo dei personaggi in modo verosimile e concreto. Il risultato è un film animato, per una volta, davvero “per adulti” poiché indirizzato esclusivamente a loro, alle loro preoccupazioni e ai loro sogni.

  1. Pom Poko (1994)

Dopo averci distrutto emotivamente con “Una Tomba per le Lucciole”, Takahata ci regala un film che definire bizzarro sarebbe un eufemismo.

“Pom Poko” è la delirante e talvolta spassosa storia dei tanuki (animali simili a procioni e celebri nel folklore giapponese sin dai tempi antichi) e della loro impresa: la conquista della collina di Tama. Questa missione però fallisce a causa del progresso urbanistico e quindi i tanuki si ritrovano in una lotta tra clan per la sopravvivenza. Quando però l’uomo ritorna, i tanuki decidono di passare all’azione.

Irascibili, burloni e spesso maliziosi. I tanuki sono questo e altro. Sono creature dedite al trasformismo e agli scherzi ma sono in fondo abitanti della natura e per questo minacciati dal progresso edilizio degli esseri umani.

Tutto narrato da un film animato scanzonato ma, come quasi tutti i film dello Studio Ghibli, non stupido e pieno di riflessioni sul presente e, perché no, sul futuro. È curioso vedere però un film “ambientalista” narrato dal punto di vista di creature che vivono in natura e che in realtà non esistono nemmeno, se non nelle leggende e nelle tradizioni.

Aggiungete un ritmo divertente e divertito abbastanza insolito per lo studio di Miyazaki e avrete “Pom Poko”, uno dei film più originali della Ghibli e forse tra i più belli diretti da Takahata.

  1. I Miei Vicini Yamada (1999)

Rimasto per lungo tempo inedito in Italia, “I Miei Vicini Yamada” è uno dei film più curiosi di Takahata. Sia in ambito tecnico con la sua combinazione tra animazione tradizionale (indirizzata su uno stile molto “geometrico”) e la colorazione digitale (fatto rivoluzionario per l’epoca, almeno nello Studio Ghibli) che in quello narrativo.

Di cosa parla “I Miei Vicini Yamada”? A dire il vero, la trama è quasi inesistente poiché quello a cui assistiamo è una raccolta di episodi quotidiani di una normale (più o meno) famiglia giapponese, ognuno coi propri pensieri e desideri ma che “lotta” continuamente per mantenere una sorta di armonia all’interno della casa e nella loro vita.

Il tutto è raccontato con umorismo e il classico stile visionario dello Studio Ghibli ma Takahata non rinuncia comunque alle tipiche riflessioni del suo cinema, offrendoci un ritratto umano tragicomico e universale. Perché un nucleo famigliare come quello degli Yamada, si trova ovunque e potrebbe benissimo essere lo stesso che noi abbiamo vissuto o che creerete un giorno.

  1. La Storia della Principessa Splendente (2013)

Isao Takahata non ha mai avuto la stessa fama e fortuna del collega/rivale Miyazaki per via dei suoi soggetti sempre variegati e spesso controversi.

Così dopo lo struggente “Una Tomba per le Lucciole” e il delirante “Pom Poko”, è il turno del bellissimo “La Storia della Principessa Splendente”, film d’animazione basato su un antico racconto popolare giapponese che narra di un tagliatore di bambù che un giorno scopre all’interno di un fusto una minuscola creatura luminosa. Portatala alla moglie, la creaturina si trasforma subito in una neonata e per questo viene adottata dalla coppia. La bambina cresce a dismisura e s’inserisce nella vita del villaggio fino a quando alcuni “doni” provenienti dalle canne di bambù suggeriscono al padre adottivo di preparare un “futuro felice” per la Principessa Splendente.

Una fiaba che ha il sapore del racconto tradizionale (grazie anche a un disegno più vicino all’illustrazione che ai virtuosismi odierni) e dall’atmosfera amara e sovrannaturale (come il folklore giapponese del resto).

Takahata ci ha impiegato otto anni per finire questo film, spendendo la bellezza di 5 miliardi di yen e rischiando addirittura di non essere mai distribuito. Si può dire però che ne è valsa la pena. “La Storia della Principessa Splendente” è forse il film più semplice di Takahata eppure anche quello più originale a livello artistico.

Il film di Takahata, insieme a tanti altri titoli dello Studio Ghibli, viene ancora considerato un prodotto per intenditori. Ed è un peccato che questi vengano sempre poco considerati poiché bollati spesso come i “soliti cartoni giapponesi”. Guardatevi “La Storia della Principessa Splendente” e provatemi a dire che è il solito cartone giapponese!

Michele Alberio

Michele Alberio si è diplomato presso l’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni, specializzandosi in Regia e Sceneggiatura.

Dopo aver lavorato principalmente a Milano per Shortcut Productions, prosegue la ricerca di nuovi lavori, non rinunciando alla scrittura e alle proprie aspirazioni da Filmmaker.

Comments are closed.