Kramer contro kramer: l amore dopo l’happy ending


Troviamo, nella storia del cinema, film che possono dirsi coraggiosi. Film che puntano l’attenzione su temi controversi, temi ampiamente dibattuti. Mi viene in mente Guess Who’s Coming to Dinner (1967) che tratta il problema dell’esclusione razziale e dello stigma sociale che rendeva impossibili (fino a qualche decennio fa) i matrimoni interrazziali. Mi viene in mente Philadelphia (1993) che racconta la lotta legale condotta da un avvocato a seguito del licenziamento subìto per via della sua malattia, l’AIDS. Ce ne sono davvero tanti altri di film della stessa risma e, se vorrete, magari pian piano li analizzeremo. Oggi vi parlerò di Kramer vs. Kramer, film del ’79 diretto da Robert Benton, vincitore di ben cinque premi Oscar. Innanzitutto, il cast: Meryl Streep e Dustin Hoffman, eccezionali come sempre, prestano il proprio volto ai protagonisti di questa storia.

Joanna (Meryl Streep) abbandona il tetto coniugale, stanca di essere ormai relegata al ruolo di madre e di casalinga, ignorata da Ted (Dustin Hoffman), suo marito. Ted, rimasto solo con il figlio, è costretto così a prendersene cura e a stravolgere la propria quotidianità. Dopo l’iniziale difficoltà, l’uomo sposa in pieno questo nuovo stile di vita tanto da lottare per avere l’affidamento del bambino conteso da lui e la moglie. Al di là della sentenza, gli ex coniugi alla fine decidono liberi da ogni egoismo e agiscono avendo come fine ultimo il benessere del figlio. Questo film va oltre ogni cliché, ci racconta senza censure le tensioni, le rivalse e le ripicche di una coppia agli sgoccioli, che non si ama più, un tema non molto trattato dal cinema fino ad allora. In genere le pellicole tendevano a mostrare l’idillio, la parabola ascendente dell’innamoramento fino al suo acme per chiudere il sipario sul trionfo dell’amore. Ma cosa succede veramente dopo, quando la routine corrode la vita di coppia mettendola a dura prova e le necessità soggettive sembrano ben più importanti dei compromessi necessari affinché la coppia continui ad essere unita? Aspetto ancora più innovativo, Kramer vs. Kramer ci mostra come un padre, nonostante il suo ruolo di pater familias, riesca non solo ad imparare a prendersi cura di suo figlio (occupazione da sempre ritenuta prerogativa della madre) ma addirittura a non poterne fare a meno, non volendovi rinunciare nonostante i sacrifici che ciò inevitabilmente comporta. È un film che rappresenta fedelmente l’evoluzione sociale delle figure genitoriali che va di pari passo con i cambiamenti culturali della società stessa.

 

Kramer vs. Kramer è un film che amo molto, in particolar modo per il suo carattere quasi rivoluzionario. Immagino che uno spettatore moderno, di fronte a questa affermazione, possa strabuzzare gli occhi: il cinema più o meno recente, infatti, ci ha abituati a film ben più audaci. Ma se possiamo ammirare film così innovativi oggi è grazie anche a Benton che alla fine degli anni ’70 ha confezionato questo capolavoro che ha fatto da apripista ad una serie di pellicole straordinarie. Da lì in poi sempre più sceneggiatori e registi si sono preoccupati di portare sul grande schermo anche storie ordinarie, sincere, in cui potersi rispecchiare e che permettessero un’esperienza catartica. Il cinema è anche scavo psicologico e introspezione, processi che interessano l’uomo da che ne abbiamo memoria. Il cinema è (volendo riadattare completamente una citazione di Kafka) un coltello con cui possiamo frugare dentro noi stessi e Kramer vs. Kramer ne è testimone.

Giorgia Napolitano

Studentessa di lettere moderne con una grande passione per il cinema.

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