Dio esiste e vive a Bruxelles (2015)


Quando penso alla Commedia mi viene subito in mente di quanto sia incredibilmente umana nell’aver reso il comico la “lama gelida e affilata” della Tragedia, per usare un’immagine di Carmelo Bene; e questo film di Jaco van Dormael mi è sembrata un’ottima commedia.

(Adamo ed Eva la prima notte di nozze)

Anzi vorrei insistere ancora un po’ su quest’idea perché in questo film van Dormael, insieme a Thomas Gunzig, sono riusciti a trovare la base tragica non in scene angoscianti o in eventi crudeli ma nella condizione umana stessa, nella tragedia umana, che storicamente ha partorito il protagonista di questo film, ovvero Dio, rendendo la sceneggiatura piccante quanto profonda. Beh in realtà il vero protagonista sarà la sua figlioletta di 10 anni.

Un Dio come ce lo saremmo sempre immaginato, si potrebbe dire: cinico e sadico come lo veneravano nell’antichità, un Dio che ha creato l’uomo a sua immagine. Ma questo filo rosso sangue che percorre le scene non è che uno degli aspetti dissacranti del film, mentre fra reinterpretazioni di parabole, leggi di Murphy di ascendenza divina, e un susseguirsi di dialoghi che lasciano tante domande aperte per chi ha voglia di porsele, arriva a strutturarsi in scene poetiche di spiazzante semplicità che potremmo intendere come le moderne parabole per quello che è il destino della nostra protagonista: la stesura di un Nuovo Nuovo Testamento (il titolo originale del film è proprio “Le Tout Nouveau Testament”).

 

Ma se la legge del contrappasso fosse da intendersi diversamente? E se la sfida ben più difficile fosse quella di aderire, in Terra, al nostro desiderio? E se fossi la figlia di Dio e il tuo papà ti tenesse segregata in Paradiso, un appartamento verdognolo della capitale belga senza porte d’ingresso, e queste domande alla fine ti spingessero a ribellarti contro di lui… per prima cosa, come faresti a raggiungere Bruxelles?

“Per uscire ho manomesso la lavatrice. Imposta su sintetici, 40°, e la centrifuga è a 1200; si apre un passaggio, qualche ora e sei fuori. Ah e ricorda: papà senza il suo PC non è niente” le consiglia una vecchia leva.

Vi lascio qui, all’inizio del film, sperando di avervi incuriosito per quello che credo sia un film scritto in maniera molto intelligente e ricco di idee registiche che, soprattutto nei momenti più poetici di cui accennavo, credo possano rendere giustizia alla quota più sinestesica propria del cinema.

Un’ultima cosa: gli apostoli da trovare, per mantenere una certa credibilità, sono tanti. Perciò ecco la dolce descrizione del suo primo discepolo, e spero che trama e finale siano una bella scoperta.

 

“Il suo sudore odorava di sale, di aglio e limone. La sua pelle era come quella di un vecchio serpente in attesa di un bicchiere di sangue al bancone di un bar deserto.”

 

Alberto Arista

Sono nato a Bentivoglio di Bologna il 30/06/1995. Dopo la maturità ho continuato a suonare nella band indi Homini di Cesena ed ho iniziato a seguire come apprendista lo studio di registrazione Deposito Zero, diplomandomi poi all’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna al corso di Tecnico del Suono e lavorando per due anni in vari service e realtà locali e private. Ho scoperto la recitazione seguendo corsi per un anno tra Cesena, Bologna e Roma per iniziare qui a studiare Teatro, Musica e Danza al DAMS, coltivando sempre la mia passione per la scrittura di poesie.

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