I 32 Film Italiani più sottovalutati dal 2000 in poi…secondo me.

QUARTO EPISODIO: “L’uomo Fiammifero”


INTRODUZIONE

Se ripenso a dieci anni fa, mi ricordo di un tormentone molto frequente tra i miei coetanei ma non solo. La frase era questa: “Il Cinema Italiano fa schifo”. Essendo allora un cinefilo in erba ma pronto a tutto pur di seguire “Il Sogno”, mi adeguavo al clima e concordavo su tutto. I social non erano ancora potenti come oggi (esisteva ancora MySpace!), le serie tv non erano così celebrate come oggi e le persone non sentivano il bisogno di essere esperte in tutto. Solo l’abilità di c****** la m****** è rimasta in noi da allora.

Il mio rapporto col cinema italiano non è mai stato facile e non perderò tempo a spiegare tale relazione proprio qui. Posso dire però che già prima di iniziare la scuola di cinema, tentai di essere più tollerante verso i film prodotti nel nostro paese. Compresi sin da subito la realtà: il Cinema Italiano non è mai stato uno dei peggiori esistenti e di film belli ce ne sono al suo interno. Basta cercarli.

Ecco allora qui una mia personale classifica di film italiani che non godono sempre della giusta considerazione. Parliamo di film del nuovo millennio (dal 2000 in poi, per intenderci) e non tutti sono capolavori incompresi ma piuttosto esempi di film che sono riusciti a sorprendermi e che mi hanno fatto capire che quando ci sono il mestiere e la passione, l’Italia riesce a fare cinema. Alla faccia dei detrattori sempre in agguato.

Preciso nuovamente che non ci sono tutti i miei film italiani preferiti bensì quelli che apprezzo e che, personalmente, meriterebbero più attenzione per un motivo o un altro

L’uomo Fiammifero

Molte critiche sono state mosse al cinema italiano negli ultimi anni, alcune anche un po’ gratuite. Una però è, oggettivamente, inattaccabile: l’Italia non è aperta alla diversificazione di generi. Vi sono eccezioni, anche recenti (il Musical con “Ammore e Malavita” dei Manetti Bros.), ma è difficile contestare l’evidenza. Non che il cinema italiano fosse mai stato particolarmente variegato in passato ma suppongo che la nostra storia artistica e culturale parli da sola.

Genere cinematografico annoso ma non del tutto assente nel nostro panorama cinematografico è il fantasy. Basti pensare a film come “Lo Chiamavano Jeeg Robot” o le escursioni supereroistiche di Gabriele Salvatores con “Il Ragazzo Invisibile” e il suo seguito. Eppure si tratta di prodotti che seguono la “moda” del momento o che quantomeno sanno quali sono i gusti del pubblico odierno. Esistono titoli che rappresentano il Fantasy più puro tra quelli prodotti in Italia?

Uno di questi è sicuramente il piccolo film di Marco Chiarini, “L’Uomo Fiammifero”. A cavallo tra Terry Gilliam e la produzione di Jean-Pierre Jeunet, la storia del piccolo Simone, bambino abruzzese di undici anni dalla grande immaginazione, è quel genere di racconto fantastico che bisognerebbe vedere più spesso al cinema, non solo italiano. In un periodo in cui ho riscoperto il piacere del Fantasy più puro grazie a Guillermo Del Toro e al suo “The Shape of Water”, ricordare “L’Uomo Fiammifero” è stato molto gradevole. Dico “ricordare” perché ebbi la grande fortuna di guardarlo al cinema durante un Festival Cinematografico che presentava piccoli film che, per un motivo o un altro, ottenevano una distribuzione limitata. Alcuni di questi titoli erano delle vere e proprie ciofeche al cui confronto “L’Uomo Fiammifero” era “C’eravamo tanto amati” ma la presenza del film di Chiarini in quella rassegna non era poi così sorprendente.

“L’Uomo Fiammifero” è un film girato con pochissimi soldi, ma tanto cuore e si vede. Non tutto è servito sempre al meglio (il doppiaggio, specialmente dei protagonisti giovani, non è sempre impeccabile) e parliamo comunque di un film dalle poche ambizioni ma io credo che sia proprio questo il suo segreto: il cuore.

“L’Uomo Fiammifero” ha una confezione limitata ma servita con ottimo mestiere, i personaggi sono semplici ed efficaci (compreso l’unica “star” del cast ovvero Francesco Pannofino), l’Abruzzo diventa uno scenario insolito ma efficace e soprattutto Chiarini fa quello che dovrebbe essere il lavoro di un grande cantastorie: stupirci con la sua immaginazione e magari anche divertirci ma non dimenticare mai la realtà e i suoi abitanti.

Per questo motivo e altri, “L’Uomo Fiammifero” è un piccolo film che avrebbe meritato un po’ più di considerazione.

Michele Alberio

Michele Alberio si è diplomato presso l’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni, specializzandosi in Regia e Sceneggiatura.

Dopo aver lavorato principalmente a Milano per Shortcut Productions, prosegue la ricerca di nuovi lavori, non rinunciando alla scrittura e alle proprie aspirazioni da Filmmaker.

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